I 12 marziani, di Francesco Toscano. Capitolo diciassette.
Diciassette.
Titano era più simile alla Terra di quanto io
potessi mai immaginare. Era un mondo fantastico per chi, come me, era
vissuto per anni in una landa desolata e brulla. Oltre le nubi, in
fase di atterraggio, si potevano ammirare dei laghi che erano
disseminati su tutto il territorio circostante la zona da noi scelta
per toccare il suolo di quella luna saturniana; solo che invece di
essere formati d'acqua essi erano costituiti da metano ed etano allo
stato liquido: e ve ne erano davvero tanti di laghi nella zona in cui
la nostra navetta spaziale atterrò. Poi, ricordo che in fase di
atterraggio, io e gli altri componenti il mio nucleo familiare, potemmo scrutare dagli oblò della nostra navetta spaziale montagne e
valli su cui scorrevano dei fiumi, di idrocarburi, formatisi in
milioni di anni dopo che le precipitazioni, sia di metano che di
etano, avevano eroso il terreno. Al suolo la temperatura era prossima
ai -180° Celsius. La vita su Titano era prosperata da milioni di
anni e le sostanze liquide, di colore scuro, di cui erano costituiti
i laghi da noi osservati erano ricchi di molecole organiche: ossia
degli azotomi, ovvero l'equivalente dei liposomi, cioè delle
vescicole circondate da una membrana lipidica che si formano in acqua
o in altri liquidi in particolari condizioni ambientali. Il sole
cocente di Marte era ormai un lontano ricordo. Giunti su Titano
ricordo che pioveva a dirotto, ma quella non era acqua, bensì
idrocarburi in forma liquida, ovvero metano e etano di cui vi parlavo
in precedenza che avevano dato vita al cosiddetto “ciclo idrologico
degli idrocarburi”. Sotto la crosta ghiacciata della luna
saturniana, ulteriormente, erano presenti degli oceani d'acqua allo
stato liquido mischiata ad ammoniaca. Le forme di vita elementari
presenti su Titano si erano quindi sviluppate anche in assenza di
acqua, utilizzando in alternativa gli idrocarburi; la respirazione
cellulare era avvenuta in quanto dette molecole organiche avevano
assorbito idrogeno invece che dell'ossigeno, facendolo reagire anziché
con lo zucchero con l'acetilene, che abbondava nell'atmosfera della
Luna di Saturno, producendo, infine, metano al posto dell'anidride
carbonica. L'acetilene, presente in buona percentuale nell'atmosfera
del corpo celeste che ci ospitava, svolgeva, di fatto, una funzione analoga
a quella svolta dai fosfolipidi nelle forme di vita terrestre.
Inoltre, Titano era ricco di vulcani attivi che lo facevano
somigliare alla Terra così com'era prima della comparsa del genere
umano, ossia ai tempi in cui era da poco comparsa la vita
monocellulare sul mio pianeta d'origine. Teddy, il nostro amico
robot, aveva realizzato per noi delle maschere di ossigeno e un
vestiario molto caldo, delle giubbe colorate, che ci consentirono di
potere abitare Titano in maniera davvero agevole. La pressione che la
Luna saturniana esercitava sui nostri corpi era simile a quella che i
nostri corpi avrebbero subìto se fossimo rimasti sdraiati sul fondo
di una piscina terrestre a prendere il sole. La bassa gravità di Titano, circa il 14%
di quella terrestre, ci consentiva, inoltre, di saltare da un punto
alto del terreno ad un altro più basso, quasi planando; a tal fine, noi sfruttavamo, infatti, le pieghe che erano state ricavate nei lembi di
stoffa di cui era costituita la nostra giubba, che la rendevano del
tutto simile a una “tuta alare”. Il cielo di Titano era di un
costante arancione nebbioso durante la giornata che, a differenza di
quanto accadeva su Marte, durava circa 16 giorni terrestri. Alzando
gli occhi in cielo, inoltre, era possibile ammirare nella sua
magnificenza il pianeta gigante, gassoso, chiamato Saturno. Erano le condizioni
di vita perfette per noi 12 marziani, dopo tanti anni di vita che
eravamo stati costretti a trascorrere al di sotto della crosta
marziana al solo fine di poterci riparare dai raggi cosmici che
investivano ripetutamente quel pianeta, letali per il nostro
organismo. Al nostro arrivo su Titano, poi, ricordo che, mentre
eravamo intenti a osservare esterrefatti il panorama che si stagliava
dinanzi ai nostri occhi, fummo investiti da una folata di vento che
per poco non ci scaraventò contro la fusoliera della nostra navetta
spaziale. Solo grazie all'intervento di Teddy e degli altri robot
costruttori al suo comando, che nel frattempo erano stati da noi
mobilitati sulla superficie di Titano per allestire il nostro primo
campo base, noi 12 esseri umani fummo in grado di metterci al riparo
da quella che ci sembrò essere una vera e propria tormenta,
rifugiandoci nuovamente all'interno del modulo abitativo della nostra
nave spaziale in attesa che le condizioni climatiche migliorassero. Titano è la luna più grande del nostro sistema solare, dopo Ganimede la luna di Giove. Noi poveri terrestri eravamo distanti oltre un milione di chilometri dal nostro pianeta d'origine ed eravamo lì, come del resto altri nostri simili, per abitarvi in pianta stabile. Eravamo atterrati a pochi chilometri dal mare kraken, il mare più grande di Titano, più grande del mar Caspio, profondo oltre 300 metri. Titano era per mio figlio Michael, un appassionato chimico organico, un vero e proprio paradiso da esplorare. Titano era per Michael un laboratorio naturale ove poter studiare la base della vita.
- Padre, è meraviglioso!- disse Michael estasiato.
- Certo figlio mio; ne è valsa la pena lavorare per tutti questi anni alla costruzione della nostra nave spaziale? - chiesi a Michael. Egli mi rispose annuendo, con un sorriso a trentadue denti che si stagliava sulla sua bocca spalancata. Ci voleva poco e lo avrei perso. Michael non era più l'uomo che conoscevo, ma un bambino precipitato nel paese delle meraviglie. L'habitat di Titano era simile a un pianeta di tipo terrestre che avremmo potuto trovare in altri sistemi solari vicini al nostro, ovvero quelli orbitanti attorno a delle nane rosse, che hanno una zona abitabile molto stretta; i pianeti orbitanti attorno a queste stelle, fuori dalla fascia cosiddetta "riccioli d'oro", sarebbero stati molto simili a Titano. Era stato questo il motivo per cui ci eravamo spinti sin su Titano. Il nostro obiettivo era quello di lasciare il nostro sistema solare alla volta di sistemi solari in cui fosse stato per noi possibile prosperare e far prosperare la nostra progenie.

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