Il Palazzo reale di Palermo. La Storia di un antico monumento dalle sue origini ai giorni nostri. Prima parte.

La città di Palermo nell'antichità e la sua Paleopoli  (Fonte: Dalla rete)
17 Nov. 2010.


Il Palazzo reale di Palermo sorge nella parte più antica della città di Palermo, l'antica Paleopoli che durante la dominazione araba venne chiamata Halqah e al suo interno venne edificato un nuovo e grandioso castello ed un'enorme moschea che poteva ospitare fino a 7.000 persone (la moschea risiedeva al posto dell'attuale cattedrale). Gli storici credono che fu, oltre che la residenza dei Principi musulmani e dei sovrani Normanni e Svevi, la dimora dei sovrani che dominarono la Sicilia anche durante il periodo dei Goti, dei Romani, dei Cartaginesi, che fecero di Palermo la capitale del loro impero in Sicilia.
Così come riferisce il Polibio (Πολύβιος), vissuto fra il  206 a.C. ed il  124 a.C., che  fu lo storico greco antico del mondo mediterraneo (studiò in modo particolare il sorgere della potenza della Repubblica Romana. Storie, la sua opera di ricerca storica è estremamente importante per il suo resoconto della Seconda guerra punica e della Terza guerra punica fra Roma e Cartagine), fu proprio sull'antico nucleo del tessuto urbano della città di Palermo che nacque la sede della suprema autorità. La testimonianza dell'autore della geografia nubiese ce ne dà forte argomento. Egli nella descrizione di Palermo riferisce che la città si poteva suddividere in due parti: la prima denominata "il cassaro" e la seconda "i sobborghi". Relativamente al "cassaro", quello più antico e più celebre, si poteva suddividere in tre ordini. Sotto la voce di Cassaro, viene inteso propriamente il Palazzo reale, che il Polibio chiama "antico e celebre", e che diede, secondo lui, la denominazione a tutta l'antica città. Già al tempo di Polibio questo antico palazzo era la residenza del Re. 

Cappella Palatina, Palermo, Sicily, Italia; taken on 6th October 2004 by Christian Campe
Furono poi Ruggero II di Sicilia, figlio di Ruggero I, chiamato da alcuni storici il Gran Conte Ruggero, fratello di Roberto il Guiscardo della dinastia degli Altavilla, conquistatore ed il primo Conte di Sicilia (1062), e suo figlio Guglielmo I, anche detto "il Malo", che apportarono al Palazzo profonde modifiche, che ne modificarono la forma tanto che Ugo Fancaldo, autore di cronache della seconda metà del secolo XII,  nella sua opera  «Liber De Regno Sicilie », nella quale narrò la storia del regno normanno di Sicilia, soprattutto sotto il regno del re Guglielmo il Malo, lo indicò come  "il  Palazzo nuovo". Il Palazzo durante la dominazione Araba dominava tutta la città, tanto che il Fancaldo, volendo usare una metafora, scrisse nelle sue cronache che in quell'epoca  "Signoreggiava la testa su tutto il corpo". 

Un'antica tradizione, giunta sino a noi, affermava poi che la vergine Santa Ninfa, figlia di Aureliano, prefetto di Palermo al tempo di Costantino, cioè agli inizi del IV secolo, fosse nata all'interno del Palazzo e che essendo cresciuta fra le sue mura  ed avendo avuto modo di ammirare dalla'alto della torre, che porta il suo nome, la modestia dei discepoli del vescovo Mamiliano, si fosse convertita al Cristianesimo e che in seguito, incontrando l'odio del padre, coronò con il martirio la sua verginità (Aureliano, cercò in tutti i modi di far recedere la figlia dalla nuova religione, fece persino arrestare Mamiliano con duecento altri cristiani e li sottopose a torture. Poiché ogni tentativo risultò vano, li fece rinchiudere in carcere, ma un angelo li liberò e li condusse in riva al mare, dove trovarono pronta una barca per prendere il largo. Si diressero verso nord e viaggiarono per mare fino all’isola del Giglio, dove rimasero qualche tempo in preghiera e solitudine.) . A Palermo, santa Ninfa fu eletta patrona della città assieme ad altre quattro sante vergini, Santa Rosalia, Sant'Agata, Santa Oliva e Santa Cristina. Da Palermo il suo culto si diffuse in tutta la Sicilia, tanto che un paese in provincia di Trapani porta il suo nome.

Le innovazioni di stile  al Palazzo furono apportate inizialmente, così come si diceva, da Ruggero I il Normanno, ma una grandissima ne fu fatta da Guglielmo I. Romualdo salernitano, scrittore coevo di Guglielmo I, che di questo sovrano fu l'autore di tutte le opere a mosaico della chiesa di palazzo, narra che fu proprio Guglielmo, volendo sorpassare le opere fatte da suo padre, che aveva fabbricato Favaria, Mimnerno ed altri luoghi deliziosi, costruì un palazzo nuovo a grandi spese e con meravigliosa celerità; ma suo malgrado, prima che potesse vedere  i frutti del lavoro ed ammirare la maestosità della sua opera finalmente realizzata, vittima di una dissenteria morì.

 Il Fancaldo così descrive il palazzo "Alterius vero lateris partem palatium novu a insedit mira ex quadris lapidibus diligentia, miro labore constructum, exterius quidem spaciosis  murorum naufractibus circumclusum, interius vero multo gemmarum, aurique......ecc..ecc..." che tradotto nella nostra lingua evidenzia e ci fa intuire  la magnificenza dell'opera voluta dal sovrano: "Ben quadrate pietre colla maggiore diligenza e con somma maestria lavorate formavano il grandioso edifizio, larghe muraglie lo chiudevono intorno intorno dalla parte di fuori, e tutto l'interno del palazzo di oro e di gemme sfarzosamente splendea; due torri lo terminavano dall'una e dall'altra estremità la Pisana destinata alla custodia de' regali tesori e la Greca. Decorava il luogo di mezzo quella parte del palazzo risplendente per la verità de' suoi ornamenti per nome Joaria (dall'arabo, che significa luogo spazioso) destinata al sollazzo del re nelle ore di ozio e di quiete. In tutto il resto del palazzo erano distribuite  con ordine le stanze destinate all'abitazione delle Matrone, delle Donzelle e degli Eunuchi impiegati al servizio del Re e della Regina".

Il Palazzo reale di Palermo (Foto 1)
Il Palazzo reale di Palermo (Foto 2)

Fonte:-

Bibliografia:
  •  Descrizione di Palermo antico / ricavata sugli autori sincroni e i monumenti de' tempi da Salvadore Morso, dalla pagina 11 alla pagina 16.
Linkografia:

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