ISTITUTO ZOOPROFILATTICO, BRUCELLOSI: ECCO LA MAPPA SICILIANA.
Palermo, 11 marzo 2016.
La provincia più colpita è Messina. Su 312
allevamenti risultati con mucche affette da brucellosi, 177 si trovano nel
Messinese, mentre su 309 aziende siciliane di pecore e capre infette 85 si
trovano in questa zona. I dati del Bollettino epidemiologico veterinario della
Sicilia, redatto dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale, sono chiari.
Aggiornati allo scorso gennaio, il bollettino documenta le ispezioni svolte nelle
aziende di tutta la regione fino al 31 dicembre 2015. Le cifre sono emerse
durante un convegno che oggi si è tenuto a
Cammarata dal titolo “Brucellosi, una malattia da conoscere: Cammarata è
un’oasi felice”, dopo il falso allarme scoppiato qualche giorno fa proprio nel
paesino dell’Agrigentino.
In base ai dati dell’Istituto Zooprofilattico, dai controlli
effettuati, la maggior parte di aziende di bovini risultate positive si trovano
nel Messinese (9,69 per cento), seguono Ragusa (3,54%), Catania (2,93%), Enna
(1,87%), Siracusa (1,65%), Trapani (1,06%), Palermo (0,80%), Caltanissetta
(0,55%), Agrigento (0,21%). La meno infetta dalla brucellosi ovina è la
provincia agrigentina. Per quanto riguarda, invece, gli allevamenti
ovi-caprini, dopo Messina, ci sono le province di Trapani (6,38%), Siracusa
(4,62%), Caltanissetta (4,37%), Catania (4%), Agrigento (3.64%), Enna (2,75%),
Palermo (1,88%), Ragusa (1,18%).
Gli animali, per entrare nel circuito commerciale, devono
essere ufficialmente indenni da brucellosi e tubercolosi. Gli esami per la
diagnosi di queste patologie vengono fatti esclusivamente dallo
Zooprofilattico. Su un milione e 500 mila capi del patrimonio zootecnico
regionale, annualmente l’Izs della Sicilia effettua oltre un milione di esami,
perché gli animali controllabili sono quelli che hanno più di un anno. A
spiegare il fenomeno è Santo Caracappa, direttore sanitario dello
Zooprofilattico: “Controlliamo quasi il 100 per cento del patrimonio zootecnico,
in 8 province su 9. L’unica provincia dove il controllo di bovini si ferma
all’80 per cento è Messina, perché ci sono ancora sacche che sfuggono ai
controlli ufficiali. Per il futuro pensiamo di organizzarci meglio, non solo
con le Asp vicine, ma con l’aiuto delle forze dell’ordine e dell’assessorato
regionale all’Agricoltura. L’Istituto, una volta individuato un focolaio, ha
l’obbligo di avvisare l’Asp di competenza entro 72 ore, che poi entro le 48 ore
successive dovrà allertare l’allevatore che, a sua volta, entro 15 giorni ha
l’obbligo di abbattere il capo infetto”.
Quanto alla provincia
di Agrigento, Caracappa ha precisato che “non
bisogna creare alcun allarmismo: negli ultimi anni ci sono stati pochi casi di brucellosi negli animali
e nessun caso nell’uomo. Gli unici distretti più problematici sono quelli di
Licata e Canicattì, perché c’è un sistema di allevamento ovino e caprino estensivo
promiscuo abbastanza consistente e in cui si registra una percentuale maggiore
di animali positivi. Il resto della provincia è virtuosa”.
Al convegno hanno partecipato il direttore sanitario
dell’Istituto Zooprofilattico della Sicilia, Santo Caracappa, i sindaci di San
Giovani Gemini e di Cammarata, Carmelo Panepinto e Vincenzo Giambrone, il
direttore generale dell’Asp di Agrigento Ag1 Salvatore Lucio Ficarra, il
direttore del dipartimento di prevenzione dell’Asp 1 di Ag Salvatore Cuffaro e
il capo servizio di Igiene produzione e commercializzazione prodotti
lattiero-caseari dell’Asp 1 di Agrigento, Lorenzo Alfano.
Fonte:
Ufficio
stampa: Giuseppina Varsalona.

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