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I 12 marziani, di Francesco Toscano. Capitolo dieci.

Dieci. - Clif, stai attento, per carità di Dio!- Questa è la frase che ricordo di aver esclamato, a squarcia gola, il giorno in cui ci accingemmo, per la prima volta, a calare la strumentazione in nostro possesso e che ci avrebbe consentito di allestire il primo campo base all'interno del cunicolo lavico rinvenuto a pochi metri dall'area di ammartaggio della nostra navetta spaziale.  Clif, il più piccolo della spedizione umana e che da poco aveva compiuto 23 anni, poveretto, il giorno in cui uscimmo dalla navetta spaziale venne colpito violentemente e in pieno volto dal gancio fissato sul verricello della gru del "Minotauro", nel corso della tormenta di polvere marziana che investì noi sopravvissuti nei pressi della bocca di accesso del cunicolo lavico marziano. Pochi e interminabili secondi di terrore in cui vedemmo il nostro amico morire sotto i nostri occhi con il cranio fracassato. Le nostre energie vitali, già di per sé impercettibili, si esaurirono definitivam...

I 12 marziani, di Francesco Toscano. Capitolo nove.

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Nove.   L’uomo non è fatto per vivere su Marte. Per vivere sul Pianeta rosso, alla stessa stregua di quando vivevamo sulla Terra, noi quattro avremmo dovuto trasformare tutta l'anidride carbonica presente su questo corpo celeste, ossia il 95,32% dell'atmosfera, in ossigeno: impossibile! Al dire degli scienziati, prima della nostra partenza alla volta di Marte, l’unica soluzione sarebbe stata, in linea teorica, quella di Terraformare (in soldoni “ rendere terrestre ”) Marte, introducendo delle colture, ovvero taluni vegetali, che avremmo dovuto far crescere sul pianeta mediante il processo della sintesi clorofilliana; ma questa non era la cosa più ovvia da fare, avuto riguardo che Marte è circa il 70% delle dimensioni della Terra. E poi, una cosa ovvia e non meno scontata era quella che l'atmosfera terrestre, sino al giorno prima che noi partissimo alla volta di quel puntino rosso che di notte scrutavamo nel cielo, era composta dal 78% da azoto; quella che abbiamo oggi...

I 12 marziani, di Francesco Toscano. Capitolo otto.

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  Otto. Red era da poco rientrato all'interno del modulo abitativo della navetta spaziale, dopo il suo giro di ricognizione marziano, allorquando esclamò, a gran voce, di aver rinvenuto a circa 100 metri dal punto di ammartaggio un cunicolo lavico con una buona apertura dalla quale avremmo potuto calare, attraverso il verricello presente sul robot trasportatore, l'intera strumentazione a noi occorrente per allestire il nostro primo campo base. In un quarto d'ora riuscimmo ad indossare le nostre tute spaziali, allontanandoci dalla navetta un minuto prima che l'ossigeno si esaurisse definitivamente. Io, Red, Clif, Johannés, finalmente, ci accingevamo ad abbandonare la "latta di metallo" che era stata negli ultimi Sol sia la nostra scialuppa di salvataggio, che la bara contenente i resti mortali dei nostri compagni deceduti. Percorremmo quei 100 metri che ci distanziavano dal cunicolo lavico ansimando. Era stata una vera e propria fortuna, che capitava normalment...

I 12 marziani, di Francesco Toscano. Capitolo sette.

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  Sette. Marte è un luogo desolato e freddo, inospitale per qualsiasi forma di vita, compresa quella umana; è un mondo arido e di ciò ne fummo coscienti sin dal primo momento in cui mettemmo piede sul suo suolo polveroso di fine regolite, tossico per la presenza  di perclorati . Su Marte se non sei concentrato muori; se le tue capacità motorie sono già precarie la percentuale di rimanere in vita su questo corpo celeste è pressoché  nulla. Noi quattro sopravvissuti ci trascinavamo stancamente sul suolo marziano, segno che le nostre energie vitali erano ridotte ai minimi termini. Malgrado fossimo giunti sul Pianeta rosso già da qualche giorno e fossimo rimasti per ben cinque giorni nascosti all'interno dell'abitacolo della nostra navetta spaziale, non fummo in grado di recuperare le nostre forze in tempi rapidi, atteso gli otto lunghi mesi trascorsi a bordo di quella assurda " latta di metallo " durante il nostro tormentato viaggio tra le stelle. I segnali di allarme ch...

I 12 marziani, di Francesco Toscano. Capitolo sei.

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  Sei .  La prima settimana sul Pianeta rosso la ricordo come il più grande incubo della mia vita. Non era stato facile ammartare, tenuto conto che eravamo andati fuori rotta e il nostro sistema di navigazione ci aveva fatto toccare il suolo marziano a migliaia di chilometri dalla nostra destinazione finale: "New Millenium". Io e i miei compagni di avventura, sopravvissuti all'impresa, fummo costretti a cercare un riparo naturale dove poter continuare a sopravvivere, dove poter stoccare le nostre risorse alimentari, dove poter allestire il nostro primo "campo base". Il dolore di aver perduto alcuni degli uomini che con noi si erano imbarcati sulla "latta di metallo" alla volta di Marte era stato opprimente. Il nostro stato psicofisico e psicologico era ormai ridotto ai minimi termini. Decidemmo di dare ai defunti una degna sepoltura. Trovammo in prossimità di una rupe ubicata a breve distanza del luogo in cui si posò la nostra navetta spaziale la corre...

I 12 marziani, di Francesco Toscano. Capitolo cinque.

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  Cinque. La stazione marziana “ New Millenium ” era la struttura umana più grande presente sulla superficie di Marte. Larga come 4 campi di calcio e lunga 5, che solitamente sulla Terra era pari a circa 120 m per 90 m, per ogni singolo campo , era una vera e propria magnificenza frutto della tecnologia cibernetica. I materiali utilizzati per la sua costruzione furono rinvenuti in sit u . I robot avevano fatto un lavoro eccellente. Inizialmente ospitò solo venti esseri umani, dei veri e propri pionieri nell’esplorazione del Pianeta rosso. Essi erano giunti su Marte a bordo di due navette, lanciate dalla Terra nella prima metà del mese di Ottobre dell’anno 2030. Era il periodo ideale per un lancio spaziale verso il quarto pianeta del sistema solare, avuto riguardo che la distanza Terra – Marte era giunta a minimi termini, ovvero era pari a 57.590.630 Km, un fenomeno che si ripete ogni 26 mesi circa. La cupola di “ New Millenium ” era alta, alla linea di colmo, circa 35 metr...

I 12 marziani, di Francesco Toscano. Capitolo quarto.

   Quattro. Conobbi la mia futura moglie all’età di trentadue anni. La nave spaziale con cui era giunta su Marte, proveniente dalla Luna, era ammartata su “ New Millenium ” in perfetto orario. Il viaggio di andata Luna – Marte era stato perfetto, "un gioco da ragazzi!", così mi disse lei qualche giorno dopo.  I robot ci avevano aiutato, nel frattempo, a costruire delle navi spaziali sempre più funzionali e adatti ai viaggi spaziali a cui, ai miei tempi, noi esseri umani non eravamo minimamente abituati. Ella era magnifica allorquando la intravidi mentre si accingeva a sbarcare su Marte, dopo un viaggio di pochi minuti, nella sua tenuta da capitano della “ Arcade ”, la nave spaziale costruita dalla “ I ndipendence ”, una nuova società dedita alle costruzioni di navi spaziali per viaggi a velocità superluminale, che da poco era in esercizio sulla superficie della Luna. La “ Arcade ” trasportava, oltre che la mia futura moglie, altre 9.000 persone. I robot, a quei tempi, e s...