ALCAMO (TP): “La piccola Parigi”.
20 Luglio 2011.
Fondata
una prima volta dall’arabo Alquama (donde il nome) sul monte Bonifato nel sec.
IX; Federico II di Svevia fondò (1233) la nuova Alcamo ai piedi del monte. Nel
sec. XIV gli Aragonesi la costituirono in feudo, che sino al 1812 ebbe molti
signori, fra cui i Peralta,
i Chiaramonte, ecc. ecc.
Esagerando
un po’ gli alcamesi definiscono la loro città “la piccola Parigi”. Ma Alcamo
ricca lo è davvero: nel 1988 si calcolava, infatti, che nei forzieri delle
banche cittadine fossero depositati circa 300 miliardi di lire. L’asse portante
dell’economia alcamese è senz’altro l’agricoltura ed in particolare la
viticultura. Alcamo è uno dei centri principali in Sicilia per la
produzione del vino.
A questa attività, che contribuisce non poco al reddito dei residenti, sia per
i possedimenti agricoli che per il cosiddetto indotto, si affianca
l'allevamento bovino e ovino, la coltivazione dell'olivo,
dei cereali e del famoso melone locale, chiamato localmente miluni purceddu.
Nel settore primario è significativa anche l'attività estrattiva (in
particolare del marmo,
ma anche travertino),
il terziario più o meno avanzato rimane comunque il
settore con più occupati.
Dal
1972 il vino prodotto nelle campagne alcamesi, il “Bianco d’Alcamo”, è stato
riconosciuto a denominazione di origine controllata e viene prodotto da un
consorzio di quindici cantine e cooperative, capaci di ammassare un milione e
seicentomila quintali di uva con circa 6.700 conferenti. Per gli intenditori e
gli amanti del buon vino e della buona tavola, le Associazioni delle strade del
vino promuovono percorsi turistici alternativi, attraverso i quali, il turista
può, non solo apprezzare il vino e la buona cucina alcamese, ritrovando gli
antichi odori e sapori dei prodotti naturali, ma anche ammirare lo splendido
paesaggio naturalistico dove le aziende produttrici sono collocate.
L’edilizia
è stata ad Alcamo un settore economico particolarmente florido. Fra gli anni
Sessanta e gli anni Novanta del secolo scorso sono stati costruiti tre nuovi
quartieri: Santa Lucia; Sant’Anna; Crocicchia. Questi nuovi quartieri,
tuttavia, sono stati formati per lo più da case abusive. La casa per l’alcamese
è stata la principale forma di investimento, sia per gli emigranti (si stima
che dal 1921 al 1988 gli alcamesi emigranti siano stati circa ventimila; molti
di loro si sono stabiliti nelle Americhe ed in alcuni paesi Europei come la
Germania, la Svizzera, i Paesi Bassi) sia per i residenti. Ma oltre a possedere
la casa in città si sono costruiti “il villino” ad Alcamo Marina, la spiaggia
della città. Negli ultimi trent’anni la società alcamese si è molto evoluta. Non
esistono quasi più gli analfabeti mentre numerosi sono i giovani diplomati e
laureati.
Fonte:
"Sicilie – L’emigrazione nei Comuni dei
Golfi", Edizioni Centro Kolbe 1988, da pagina 79 a pagina 82.
it.wikipedia.org;
http://www.alcamo.tp-net.it/;
http://youtu.be/_I8z82umfuU.
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